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Claudio Cardelli e il “suo” diario indiano

Cardelli, C., My Diary of India, pp. 360 (170 foto a colori), Mediane 2009, € 25.00, ISBN 9788896042144.

Abstract: Ancora un libro di Claudio Cardelli per la  editrice Mediane di Milano. Dopo Tibetan Shadows, uscito l’anno scorso di questi tempi, Cardelli ha raccolto, in un ricco volume di trecentosessanta pagine, immagini e ricordi dei suoi viaggi più significativi nel subcontinente indiano. La prefazione, come per Tibetan Shadows,  è sempre di Piero Verni.

Il libro inizia con i coloriti racconti delle prime migrazioni ad oriente con pullmini, Citroen 2CV o, come nel caso dell’autore, una scalcinata R4 con cui nel 1970 Cardelli affronta il suo primo viaggio “far away”. Rock’n’roll, figli dei fiori e il viaggio all’Eden. Da allora, attraverso la Turchia, l’Iran l’Afghanistan  il Pakistan e l’India la frequentazione con quel mondo diviene assidua e pressoché annuale. Attraversare  per quasi quarant’ anni le strade, i deserti e le montagne di un paese gigantesco  e composito come l’India non è cosa da tutti. Casi della vita, correnti di pensiero, flussi migratori di scalcinati minibus tra le steppe dell’Iran e dell’Afghanistan hanno portato Claudio Cardelli a fare del subcontinente indiano la sua seconda patria e a considerare tutto quel territorio il suo “Cuore del Mondo”- La gran mole di materiale che Cardelli ha raccolto viene divisa in racconti e cronache su varie esperienze, territori, eventi che colorano da sempre  la magica India e che hanno segnato la parte più emotiva della memoria dell’autore. Dallo Zangskar al Kutch, dall’Orissa al Kashmir, dal Sikkim al Ladakh “My Diary of India” racconta la fedele relazione amorosa con quel paese di un “vecchio” viaggiatore.

Ci sono mille modi per affrontare l’India. Probabilmente tutti sensati, logici e tutti altrettanto parziali. Anche perché ci sono mille Indie, mille lingue, razze, architetture, religioni e tradizioni.

Esiste un paese al mondo dove in piena era HI-TEC ci si imbatte lungo le strade in rituali e liturgie che datano 2-3000 anni? E’ l’India, che cambia alla velocità delle luce e che rimane profondamente legata a se stessa e alla sua storia millenaria. La più grande democrazia del mondo dove caste e barriere sociali sembrano non poter essere scalfite da nessuna riforma e rivoluzione. Il paese della mitezza e della “rassegnazione” al karma… ma capace di esprimere fanatismi e violenze inaudite. Il paese dove tutti i climi e tutte le morfologie  terrestri si dischiudono al viaggiatore nelle loro espressioni più drammatiche ed imponenti. Grandi montagne, intricate foreste, desolate steppe. Il diario dell’autore parte da molto lontano per testimoniare i corto circuiti mentali di quelli della sua generazione “contaminati” dai Beatles, da Kerouac o dalla semplice sete di avventura. Quella piccole e grande avventura che ancora negli anni ’70 era data di vivere appunto ai “temerari” delle 2CV o dei pulmini Volkswagen in rotta nel Centrasia verso Benares o Kathmandu.

Dal suo monumentale archivio fotografico l’autore  sceglie e ci regala non l’India un po’ scontata e già troppo vista dei Taj Mahal o del Palazzo dei Venti assieme all’iconografia un po’ retorica, pur vera, dei sahari e dei turbanti. Con una grande varietà di straordinarie immagini prive di retorica ma molto eloquenti, assieme ad efficaci descrizioni “il lettore” viene trasportato tra la gente, le feste, le carraie di montagna su autobus, i trenini giocattolo, a piedi o in sella alle mitiche Royal Enfield Bullet con le quali ormai da alcuni anni Cardelli solca le strade di montagna dell’India del nord e alle quali è dedicato l’ultimo capitolo. L’India su due ruote.

Per chi già ama l’India e per chi ha la curiosità di “iniziarsi” al più caleidoscopico paese del mondo  “My Diary of India” ci accompagna in un viaggio colorato e struggente assieme al miliardo di abitanti del subcontinente indiano.

Scarica qui il PDF (tratto da www.italiatibet.org).

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