arte orientale · politica

Trieste perderà l’Oriente?

Notizia allarmante: pare che il Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste, l’unico museo d’arte orientale del Friuli Venezia Giulia inaugurato appena l’8 marzo 2001, sia già destinato a chiudere. La decisione non è stata fermata neppure da una raccolta di firme. Secondo indiscrezioni “di corridoio”, il destino delle opere d’arte in esso attualmente raccolte è quanto mai incerto, e questa incertezza, unita al totale silenzio delle istituzioni competenti sul futuro delle collezioni, di certo non lascia ben sperare né che i reperti possano trovare altra adeguata collocazione, né che possano comunque essere preservati secondo le modalità di conservazione adatte.

In tutto questo, oltre che per l’ennesimo affondo contro la cultura in generale – a cui oramai ci sitamo pericolosamente abituando – e in particolare – il Museo è un piccolo gioiello dell’arte d’Oriente a Trieste (a dir poco travolgente, ad esempio, è la collezione di stampe giapponesi) –, il rammarico interessa anche l’apparente impossibilità di smuovere il sentimento popolare e politico triestino, tutto centrato sui “soliti” temi di respiro peculiarmente locale. Negli anni, infatti, Trieste non è stata mai in grado – se non ad opera di soggetti altri e di iniziative gestite da non triestini – di allargare davvero, in modo autentico, i propri orizzonti di riferimento al di là delle riflessioni culturali, sociali, storiche e politiche della tragedia istro-dalmata, delle foibe sul Carso e dell’aureo (sarà poi vero?) passato asburgico. S’intende: queste rimangono senz’altro tematiche importanti che di certo non devono essere dimenticate, sorpassate o obliterate, soprattutto a Trieste. Piuttosto vanno sapientemente affiancate ad iniziative nuove, innovative, perché nel frattempo tutto il resto del Mondo procede su altri binari, con altre velocità e avendo di mira altre prospettive.

C’è da considerare, poi, che in un’epoca come la presente, in cui il ruggito dell’Oriente si fa sentire sempre più potente anche in Occidente, l’opportunità di gestire, arricchire, utilizzare un Museo d’arte orientale potrebbe, se diretto con intelligenza, stabilire dei ponti di dialogo culturale, di confronto sociale, di dibattito storico-politico e, perché no, anche di interesse economico (senz’altro turistico) che arricchirebbero, non solo dal punto di vista monetario, la città. Trieste, con questa decisione, dimostra non solo di essere davvero un “cittadina fuori dal Mondo”, ma anche di tradire la sua stessa natura: un porto di mare che in passato è stato uno strategico crocevia di popoli, idee e innovazioni.

Certo, le buone intenzioni devono trovare anche un positivo riscontro finanziario… certo! Tuttavia, la cultura è una voce di spesa solo nell’immediato. Sul lungo periodo, chi ha cultura, chi fa cultura e chi riceve cultura, rappresentano un sicuro investimento per il territorio: turistico, economico, tecnologico, etc. E più varietà di culture ci sono, meglio è!

Per finire, l’augurio che possiamo fare, in tutta questa pessima vicenda, è che se non a Trieste, il Museo possa trovare una ricollocazione in tempi ragionevoli sempre entro il territorio regionale… per non perdere un importante biglietto da visita, autentico fiore all’occhiello del Friuli Venezia Giulia.

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