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Singh a song!

Il poster di India by Song, documentario di Vijay Singh

Se si dovesse chiedere a Vijay Singh, scrittore e regista indiano che vive a Parigi, quale sia la più grande sfida della sua vita, senz’altro risponderebbe: trovare il giusto equilibrio.

Lungo tutta la sua sua vita – dai tempi in cui studiava all’elitario College St. Stephen di Delhi per poi passare alla Jawaharlal Nehru University, al trasferimento a Parigi, al girare film sul Gange con un budget ridottissimo – Singh ha potuto contare sull’abilità di trovare l’equilibrio.

«Sono stato uno studente di storia, ma la mia passione era il teatro» – dice Singh, durante una visita a New Delhi – «avevo bisogno di scegliere un ambito che poteva tenere in equilibrio le due inclinazioni. Così ho scelto la scrittura ed il cinema».

Anche l’’ultimo progetto di Singh, India by Song (qui il sito ufficiale) – un documentario in cui si descrive la storia dell’India dall’indipendenza (1947) ad oggi dal punto di vista dei film musicali contemporanei – è un ottimo esempio di equilibrismo. L’idea gli è germinata quando ha incontrato Ramchandra Guha a Harvard nel 2004, del quale lo colpì molto il libro India After Gandhi (vedi qui).

«La storia è per lo più una cronologia di eventi, spesso presentati da una determinata prospettiva» – spiega Singh – «ma io non volevo fare un film noioso su fatti seri». Quindi, a rendere le cose più frizzanti, c’era Bollywood a portata di mano. «La nostra industria cinematografica ha sempre usato grandi musiche in scene che possono essere considerate come una sorta di “sequenza da sogno” per l’uomo comune, alle prese con la dura realtà della vita. Volevo che il mio lavoro si muovesse proprio entro questi temi paralleli, del reale e del surreale».

«India By Song ha richiesto un duro lavoro», sottolinea Singh, ed aggiunge molto concretamente che «per le riprese di qualsiasi cosa, infatti, hai bisogno dell’autorizzazione dello Stato e devi comunque corrompere qualcuno… ma un indiano non è un indiano se non ha una buona dose di jugaad! Così siamo riusciti in qualche modo ad incardinare il progetto nell’ambito del nostro bilancio».

Vijay Singh

Le riprese riguardano paesaggi urbani e rurali, vi sono poi interviste con esperti e persone comuni: dalla storica Romila Thapar (ex insegnante di Singh) all’imprenditore Narayan Murthy, da una cameriera di Mumbai ad un aspirante attore.

«Ho iniziato con la visita gli archivi del Film Division of India dove ho condotto la mia ricerca. Lì, ho cominciato a tessere mentalmente la storia sulla base dei documenti disponibili». Le riprese sono state fatte in aree del Maharashtra, del Rajasthan, del Punjab e del Bengala.

Il progetto del documentario è stato messo a punto in novembre-dicembre 2009. Tutto il mese di gennaio 2010 abbiamo poi fatto le riprese. «L’editing e il mixing sono state la sfida più grande» – dice Singh – «per adeguare il commento al video e all’audio, evitando che il risultato fosse o troppo drammatico o troppo squallido». È stata un’impresa davvero non da poco, considerando la vastità del soggetto. Non c’è quindi da stupirsi che il lavoro “dietro le quinte” sia continuato fino a circa 24 ore prima che il documentario venisse proiettato a Cannes, il 19 maggio 2010, ben quattro mesi dopo aver deposto il treppiede.

Se ti interessa saperne di più, leggi anche qui e poi qui.

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2 thoughts on “Singh a song!

  1. “India by song” è stato da poco proiettato al Florence Indian Film Festival, alla presenza del regista (il programma del festival era su MilleOrienti).
    Vijay Singh è uomo di notevole cultura e finezza intellettuale (fu, tra l’altro, allievo di Foucault) ma, a dire la verità, questa volta non mi ha impressionato: il suo docu-gilm sembra un bigino di storia dell’India moderna, unicamente rivolto alla divlugazione di tale materia presso un pubblico occidentale.
    Al festival di Firenze si sono viste cose ben più interessanti.

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  2. Ciao Marco,
    devo confessarti che personalmente non ho visto il documentario, però l’idea di raccontare la storia recente dell’India attraverso le musiche di Bollywood mi è parsa stuzzicante… ed ecco perché vi ho dedicato un post. Immaginavo che, dato il calibro del regista (di cui ricordi l’ampiezza intellettuale), il prodotto fosse altrettanto all’altezza.
    Ad ogni modo cercherò di procurarmelo quanto prima… la curiosità di vederlo mi resta 🙂
    k

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