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La Cina, l’acqua e la terra

Il 25 dicembre scorso il Comitato permanente dell’Assemblea Popolare Nazionale, massimo organo legislativo della Cina, ha approvato una bozza con la quale si opera una revisione della “Legge sulla conservazione dell’acqua e del suolo” per una maggiore tutela ambientale.

Gli effetti dell'alluvione nella regione cinese del Gansu, agosto 2010

Il nuovo testo, che entrerà in vigore il 1 marzo 2011, stabilisce che i privati e le società che lavorano su terreni incolti saranno ritenuti responsabili della (eventuale) mancata conservazione di acqua e suolo (soprattutto terreno agricolo).

Dopo le frane di massi e fango in Yunnan e nel Gansu l’estate scorsa, Chen Lei, ministro delle Risorse Idriche, ha dichiarato che la diminuzione di acqua e di suolo rappresenta uno dei maggiori problemi ambientali in Cina.

Zhou Ying, vice ministro delle Risorse Idriche, ha sottolineato come la diminuzione di suolo coltivabile e di acqua in Cina, stimata essere una tra le peggiori al mondo, sia una «grave minaccia per l’ecologia, la sicurezza alimentare e il controllo degli allagamenti».

Dunque, sanzioni più severe di quelle già vigenti per la “perdita” di suolo e di acqua saranno incluse nei contratti di concessione del territorio stipulati con i governi locali.

Se gli interessati non riusciranno a tenere sotto controllo e conservare l’acqua e il suolo entro un dato tempo, dovranno pagare il costo totale del lavoro di preservazione, relativo al singolo caso, che sarà messo in atto dal governo.

La nuova legge impone alle autorità per l’acqua di confiscare l’intero reddito di privati o società qualora questi ultimi illegalmente affittino terreni, sbanchino sabbia o estraggano pietre in zone ad alto rischio di crolli o frane. Una multa tra i 1.000 e i 10.000 yuan (circa tra 114 e 1140 euro) sarà comminabile a un privato, mentre un’impresa dovrà pagare dai 20.000 ai 200.000 yuan (circa da 2300 a 23000 euro).

La legge prevede anche una tassa di compensazione per il controllo dell’acqua e del suolo se attività produttive (private o imprenditoriali) saranno realizzate in aree che presentano più alte probabilità di dissesti idrogeologici, comprese le zone montane e le regioni sabbiose.

In Cina, entro 50 anni, si prevede la perdita di 9.300 km quadrati di terreno agricolo solo nelle regioni di nord-est

Zhou Ying, in una relazione letta durante il prima presentazione della modifica legislativa, ha sottolineato come la vecchia legge, approvata nel 1991, fosse oramai inadeguata all’accelerazione dello sviluppo economico e sociale ed alle mutate esigenze ambientali. Egli, tra i problemi di conservazione, ha menzionato l’insufficiente coordinamento e lo scarso monitoraggio, la mancanza di misure di prevenzione e controllo, e l’incremento delle attività di produzione industriale con il conseguente aumento degli interventi edili.

La nuova legge, con un nuovo capitolo sulla pianificazione, specifica che le amministrazioni locali dovranno redigere piani ad hoc per la conservazione di acqua e terra e provvedere alla loro attuazione, ma tali piani saranno messi a punto a seguito del confronto con la popolazione e con esperti.

Secondo il nuovo regolamento, «la collocazione di un progetto di produzione o di costruzione dovrebbe evitare le zone chiave per la conservazione della terra e dell’acqua. Se un progetto dovrà essere messo in opera in queste aree, le tecniche di costruzione dovranno essere migliorate al fine di ridurre i danni al territorio e alla vegetazione». Stando alla nuova legge, infatti, le foreste e le praterie non dovranno essere danneggiate in aree che già accusano gravi disagi idrogeologici, e sarà vietato impinatare colture su pendii con inclinazione pari o maggiore a 25 gradi.

Il prof. Sun Honglie, dell’Accademia Cinese delle Scienze, ha segnalato come circa il 37% del territorio cinese sia soggetto, a vari livelli, a fenomeni di erosione del suolo, con situazioni particolarmente gravi in vaste regioni occidentali. La Cina perde 666 km quadrati di terreno agricolo all’anno, a causa della cattiva conservazione del suolo e dell’acqua. Secondo Sun, a questo ritmo ben 9.300 km quadrati di terreno agricolo nel nord-est della Cina entro 50 saranno depauperati dello strato fertile di superficie. È per tale motivo che, oltre alle autorità competenti per l’acqua, la nuova legge conivolge nel progetto di preservazione anche altre agenzie governative, compresi i servizi per la silvicoltura, l’agricoltura, la terra e le risorse, per garantire un intervento capillare e quanto più completo, volto alla preservazione del bene primario di ogni popolo, ovvero l’ambiente.

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