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Amartya Sen: il punto di vista

Amartya Kumar Sen

Riporto qui di seguito un bell’articolo tratto da Professione Finanza (con qualche link aggiunto per maggiore chiarezza; ho mantenuto i corsivi e i grassetti). Si tratta di una rapida ma chiara analisi del pensiero economico di Amartya Sen, che non mancherà di fornire interessanti spunti di riflessione. Buona lettura:

Amartya Kumar Sen è un economista indiano Premio Nobel per l’economia nel 1998, Lamont University Professor presso la Harvard University.
Partendo da un esame critico dell’economia del benessere, che ha portato fra l’altro alla definizione di un indice di povertà largamente usato in letteratura (1977), negli ultimi due decenni Sen ha sviluppato un approccio radicalmente nuovo alla teoria dell’eguaglianza e delle libertà. In particolare, Sen ha proposto le due nuove nozioni di capacità e funzionamenti come misure più adeguate della libertà e della qualità della vita degli individui. In estrema sintesi, Sen propone di studiare la povertà, la qualità della vita e l’eguaglianza non solo attraverso i tradizionali indicatori della disponibilità di beni materiali (ricchezza, reddito o spesa per consumi) ma soprattutto analizzando la possibilità di vivere esperienze o situazioni cui l’individuo attribuisce un valore positivo. Non solo, quindi, la possibilità di nutrirsi e avere una casa adeguata, ma anche essere rispettati dai propri simili, partecipare alla vita della comunità ecc. Secondo Sen, i funzionamenti sono, in sostanza, le esperienze effettive che l’individuo ha deciso liberamente di vivere, ciò che ha scelto di fare o essere. Le capacità sono invece le alternative di scelta, ossia l’insieme dei funzionamenti che un individuo può scegliere. L’approccio di Sen ha convinto molti studiosi a considerare i tradizionali indicatori monetari del benessere (indici di povertà e diseguaglianza basati sul reddito o sulla spesa per consumi) come misure incomplete e parziali della qualità della vita di un individuo. Rimangono tuttavia numerose difficoltà irrisolte per quanto riguarda l’osservazione e la misura empirica dei funzionamenti e delle capacità.
Sen utilizza il concetto di attribuzioni per indicare l’insieme dei panieri alternativi di merci su cui una persona può avere il comando in una società, usando l’insieme dei diritti e delle opportunità. Tale concetto può essere usato per spiegare le morti causate dalle carestie: le modeste attribuzioni di una parte della popolazione espone queste persone ai rischi della carestia benché il paese a cui appartengono possieda risorse alimentari sufficienti a sfamarli.
Il concetto di capacità indica l’abilità di fare cose. Dall’espansione delle capacitazioni dipende per Sen lo sviluppo economico. Le attribuzioni sostanziano le capacità.
L’uso di queste categorie ha spiegato perché l’India è stata capace di combattere le carestie meglio della Cina, che a sua volta si è dimostrata più abile nel combattere la povertà e la fame endemica. In India le opposizioni e la stampa hanno indotto i governi a intervenire per affrontare le carestie, che hanno provocato molti più morti in un paese privo di una opposizione e di una stampa libera qual è la Cina, dove politiche sbagliate non sono state corrette in conseguenza di critiche insistenti. La struttura economica capitalista dell’India d’altra parte ha fatto sí che mancasse qualsiasi tutela per la qualità della vita della popolazione più povera, e mentre in Cina si istituivano ambulatori rurali e la lunghezza della vita aumentava ciò in India non accadeva.
«Sembra che l’India riesca a riempire ogni otto anni il suo armadio di più scheletri di quanti la Cina non ve ne abbia stipati nei suoi anni di vergogna [1958-61] »
Il merito di Sen è di aver usato nuove categorie, capaci di superare i limiti delle analisi economiche tradizionali.
Grazie agli studi di Sen si viene infatti a delineare un nuovo concetto di sviluppo che si differenzia da quello di crescita. Lo sviluppo economico non coincide più con un aumento del reddito ma con un aumento della qualità della vita. Ed è proprio l’attenzione posta sulla qualità, più che sulla quantità, a caratterizzare gli studi di questo economista.
È stato tuttavia, anche sulla base di dati FAO, un limite di Sen di non aver previsto il cambiamento dello scenario mondiale, che ha portato ad un aumento del prezzo delle derrate agricole e a un accentuarsi del pericolo di una nuova era di carestia.
Il paradosso di Sen
Prendendo spunto dal teorema di Arrow, Sen dimostra che, in uno stato che voglia far rispettare contemporaneamente efficienza paretiana e libertà possono crearsi delle situazioni in cui al più un individuo ha garanzia dei suoi diritti. Egli dimostra dunque matematicamente l’impossibilità che può esistere tra il concetto di ottimo di Vilfredo Pareto, basato sull’efficienza, e il liberalismo. Il paradosso è analogo a quello di Arrow sulla democrazia. Come per quest’ultimo, sono possibili alternative sociali che non ne sono soggette, ma richiedono l’abbandono dell’una o dell’altra assunzione. Prendiamo l’esempio di Sen del libro licenzioso. Ci sono due individui (chiamiamoli Andrea e Giorgio) e tre possibilità (1: Andrea legge il libro, 2: Giorgio legge il libro, 3: nessuno legge il libro). Andrea è un puritano e preferisce che nessuno legga il libro (possibilità 3) ma, come seconda possibilità, preferisce leggere lui il libro affinché Giorgio non possa leggerlo. Abbiamo dunque 3 preferito a 1 e 1 preferito a 2. Giorgio trova piacere ad imporre la lettura a Andrea. Preferisce 1 a 2 e 2 a 3. Secondo il principio dell’ottimo paretiano, se si deve scegliere tra 1 e 2, bisogna scegliere 1 poiché per le due persone 1 è preferito a 2. Una società liberale non vuole imporre la lettura a Andrea e perciò 3 è preferito a 1. Essa lascia inoltre Giorgio leggere il libro (2 è preferito a 3). Abbiamo dunque 2 preferito a 3 e 3 preferito a 1. Questo risultato è contrario al principio dell’ottimo paretiano poiché, come abbiamo visto, 1 è preferito a 2. Sen intitola il suo articolo “sull’impossibilità di un liberale paretiano“. L’importanza della negazione dell’ottimo paretiano consiste nel superamento del concetto keynesiano che il solo mercato basti per sviluppare una società liberista, derivato dal teorema dell’impossibilità di Arrow che fa da base anche per il lavoro di Herbert Scarf sul disequilibrio dei mercati lasciati a sé.

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