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Libia: la Cina doppiogiochista e pro-Gheddafi?

Secondo un documento intestato di un dipartimento governativo libico, ritrovato tra i rifiuti del complesso di Bab al Aziziya, la Cina in patente violazione degli accordi sull’embargo (imposti dall’Onu a febbraio e a marzo 2011), nel luglio scorso avrebbe offerto armi e munizioni per un valore di 200 milioni di dollari alla fazione sostenitrice di Muammar Gheddafi (mentre Gheddafi inneggiava alla guerra contro l’Europa). Le carte riferiscono di un incontro, avvenuto il 16 luglio a Pechino, tra ufficiali della sicurezza del Colonnello e responsabili di tre industrie belliche controllate dal regime cinese: la China North Industries Corp., la China National Precision Machinery Import & Export Corp. e la China XinXing Import & Export Corp. Il ritrovamento di armi nuove di zecca lasciate sui campi di battaglia durante i conflitti ha spinto Omar Hariri – responsabile militare del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) – a concludere: «Sono quasi sicuro che queste armi sono state consegnate ed utilizzate contro la nostra gente».

La mappa degli interessi cinesi in Africa

Secondo il documento summenzionato, nel piano di rifornimento bellico a Gheddafi sarebbero coinvolti anche altri due stati afrincani, Algeria e Sudafrica, attraverso i quali le armi dovevano transitare in direzione Libia. Ciò è probabilmente dovuto, da un lato, al fatto che Algeria e Sudafrica sono a tutti gli effetti attuali acquirenti di armi dalla Cina e detengono quindi una via per così dire “preferenziale” e, dall’altro, perché in tal modo la Cina, pur essendo l’effettivo fornitore, non figura come consegnatore diretto.

Come se non bastasse, il CNT, nella persona di Mustafa Abd el Jalil, ha recentemente accusato la Cina – che, da canto suo, pur ammettendone l’importanza, continua ad essere l’unico dei cinque membri permanenti dell’Onu a non riconoscere ufficialmente il CNT! – di ostacolare lo sblocco dei beni, attualmente congelati, del regime di Gheddafi a favore del nuovo governo libico. Al fine di comprendere e chiarire questa davvero inattesa posizione, dunque, Mahmud Jibril (premier del CNT) ha provveduto ad incontrare un rappresentante della Repubblica Popolare. La Cina, invece, per bocca del viceministro degli esteri Zhai Jun, si premura per lo più di avanzare richieste di reale protezione degli interessi delle imprese cinesi in Libia. Detto ciò, vediamo quando in tutta questa vicenda risalterà fuori l’argomento “petrolio”

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