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In due libri l’India tra passato e futuro

Ecco qui due consigli bibliografici, per approfondire due interessanti aspetti della storia medievale e contemporanea dell’India. Alzitutto un bel saggio sull’epoca Moghul (qui una recensione dell’edizione inglese):

Abraham Eraly, Il trono dei Moghul. La saga dei grandi imperatori dell’India, Il Saggiatore, ISBN 9788842815273, € 30.00, pp. 495.

Nel novembre 1525, Zahiruddin Muhammad Babur, discendente di Tamerlano e Gengis Khan, partì dalla Fergana con un esercito di dodicimila uomini per il Khyber Pass, attraversò il fiume Indo e raggiunse il Punjab. Sei mesi dopo, a Panipat, combatté la battaglia più importante della sua vita e annientò l’imponente esercito afghano del sultano Ibrahim Lodi, imperatore dell’Indostan. Il dominio della dinastia Moghul era iniziato. Così l’impavido Babur diede vita al più grande impero mai visto in India. Dal 1526 al 1707, la dinastia Moghul fornì a questo paese una nuova stirpe di potenti sovrani originari dell’Asia Centrale, che avrebbero unificato il subcontinente sotto il loro dominio. Con i Moghul l’India raggiunse mirabili vette in tutte le arti: letteratura e poesia, musica, pittura e architettura. Furono realizzate splendide residenze in stile persiano, cortili e padiglioni sparsi armoniosamente tra specchi d’acqua e verdi giardini, moschee e minareti di eccelsa bellezza; e il Taj Mahal, il sublime mausoleo che il sultano Shah Jahan fece erigere per la defunta, amatissima moglie. Abraham Eraly tesse una storia fitta di carne e sangue, e attraverso i documenti dell’epoca riporta in vita gli imperatori Moghul: il capostipite Babur, il mistico Humayun, l’enigmatico Akbar, Jahangir e Shah Jahan amanti dei piaceri della vita. E l’austero e determinato Aurangzeb.
Il trono dei Moghul è una grandiosa rappresentazione storica che restituisce le battaglie e le conquiste, le fedeltà, i tradimenti e le passioni che hanno animato le corti dei grandi imperatori, tra soldati, cortigiane, poeti e popolani.

Poi un’interessante riflessione di Vandana Shiva sull’attuale condizione sociale e politica del Subcontinente:

Vandana Shiva, India spezzata.Diversità e democrazia sotto attacco, Il Saggiatore, ISBN 9788856502374, € 8.50, pp. 174.

Nel paese di Buddha e Gandhi i contadini si suicidano. E le donne non trovano acqua da dare ai figli. Ma in Occidente si continua ad alimentare l’illusione del miracolo economico. Oggi il volto dell’India è spezzato in due: quello fasullo dell’India “splendente”, nuova piattaforma tecnologica, futura superpotenza, e quello reale: l’India dei più poveri che pagano il prezzo dell’agricoltura industriale, dove acqua e cibo diventano merce, più che diritto. In India le corporation brevettano le sementi costringendo i contadini a indebitarsi, privatizzano le risorse naturali, sfruttano le differenze culturali. Una speranza esiste: si chiama democrazia economica e il popolo indiano la conosce bene. Biodiversità come ricchezza, multiculturalità come risorsa, tradizione come futuro.

E dunque, buona lettura…

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