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India: le grandi sfide 2011

Le “Grandi Sfide” è un’iniziativa, giunta al suo secondo anno, avviata dal Technology Review India (TRI) al fine di mettere sotto i riflettori le tecnologie innovative e i prototipi che possono contribuire a costruire in India una società sostenibile, garantire la salute e la sicurezza pubblica e migliorare l’ambiente. Lo scorso anno TRI aveva chiesto alla comunità scientifica di condividere alcune soluzioni che potessero far fronte a problemi specifici. Quest’anno, invece, il programma è decisamente più aperto – non ci sono vincoli particolari – ma sono state individuate 10 macroaree d’intervento: 1) agricoltura e filiera alimentare, 2) educazione, 3) energia e ambiente, 4) emergenze e disastri, 5) mobilità, 6) salute e biotecnologie, 7) abitazioni e illuminazione, 8 ) infrastrutture, 9) trasporti e pianificazione del traffico, 10) acqua, igiene ed altro.

Mentre la scienza attualmente nel Subcontinente è tutta impegnata nei settori della comunicazione satellitare, dei veicoli di lancio, degli aerei da combattimento, l’India si trova ad affrontare sfide difficili e, per dir così, ben più basilari, come l’alto tasso di analfabetizzazione, i decessi per diabete, gli incidenti stradali che sono a livelli record, la scarsità di acqua, condizioni sanitarie insufficienti, e così via. Alcuni incentivi e campagne d’informazione sono già stati avviati da istituzioni governative e non, ma ciò non basta. Ecco il motivo delle “Grandi Sfide” di TRI, che fa perno sul senso di responsabilità che gli scienziati e i progettisti indiani hanno o dovrebbero avere verso la collettività a cui appartengono. A tale proposito, qui di seguito sono elencati alcuni (solo alcuni!) esempi di problematiche urgenti ed ancora irrisolte su cui TRI suggerisce un intervento.

1) Agricoltura e filiera alimentare. L’India perde circa 600 miliardi di Rupie (pari a circa 9 miliardi e 132 milioni di Euro) di prodotti alimentari agricoli a causa della mancanza di infrastrutture adeguate, come tecnologie di raccolta efficienti, catena del freddo, trasporto e impianti di stoccaggio. Nelle aree di stoccaggio, ad esempio, marciscono ogni anno tonnellate di cereali che in tal modo vengono sottratti all’uso alimentare o zootecnico. A ciò si deve aggiungere il fatto che la Food Corporation of India in molti stati manca di capacità di stoccaggio sufficiente. Sebbene l’India sia il primo produttore al mondo di latte, anacardi, noci di cocco, thè, zenzero, curcuma e pepe nero, e sia il secondo produttore di grano, riso, zucchero e arachidi, la mancanza di strutture adeguate alla conservazione dei prodotti agricoli rende in larga parte la loro produzione inefficiente sul piano sia economico sia alimentare.

2) Educazione. L’istruzione in India oggi pare essere ad un punto critico. Infatti, se è vero che il numero di istituti scolastici (di ogni livello) è salito considerevolmente negli ultimi anni, è altrettanto vero che la formazione fornita è per lo più di medio o basso livello. Ciò significa che, a fronte di un numero di studenti eccellenti davvero notevole, il sistema educativo non è in grado di fornire una formazione al passo con la natura sempre più globale e globalizzata del lavoro. In India, solo l’1 % degli studenti consegue la laurea e lo 0,1 % il dottorato di ricerca. Inoltre, si pensi solo al fatto che quasi il 20 % dei laureati in ingegneria sono disoccupati, per non parlare dei laureati in altre discipline. Alcune delle questioni chiave relative alla formazione di qualità riguardano l’innovazione didattica, il miglioramento o incremento delle responsabilità dell’insegnante, lo sviluppo di una rete istituzionale di monitoraggio dei risultati dell’apprendimento e la valutazione dell’impatto degli interventi. Inoltre, il rafforzamento del ruolo degli enti locali e delle industrie per il sostegno finanziario e la formazione professionale.

3) Energia e ambiente. In India l’attuale consumo energetico pro capite è tra i più bassi del mondo, a fronte di una produzione media di 147 GW. Sulla base delle stime di crescita, però, il Subcontinente dovrà raggiungere una produzione energetica di 280 GW entro il 2022 per supplire a pieno la domanda interna. In alcuni stati la situazione è talmente grave che il fabbisogno di energia non viene colmato per ben oltre il 20 %. Sulla base di queste statistiche, emerge come le risorse energetiche tradizionali già non siano in grado di soddisfare la sempre crescente domanda, e si rendono necessarie fonti di approvigionamento alternativo, come ad esempio il solare, dato anche che in certe aree si tocca l’incredibile media di 300 giornate limpide all’anno. Ciò significa che, con la posa in opera di impianti solari, il fabbisogno previsto per il 2022 potrebbe essere facilmente raggiunto sin d’ora utilizzando appena l’1 % della radiazione incidente. Tuttavia, per quanto concerne il solare, restano alcune sfide aperte, come il miglioramento dell’efficienza delle celle e l’abbattimento dei costi di produzione. Inoltre sarà necessario concentrarsi sia sul fotovoltaico che sul solare termico in almeno tre settori: studio di nuovi materiali poco costosi, efficienza dei sistemi di conversione, e innovazione dei meccanismi di immagazzinamento.

4) Emergenze e disastri. L’India resta esposta a un gran numero di disastri naturali e non. Secondo un rapporto del National Policy on Disaster Management, il 58,6 % della massa terrestre indiana è soggetta a terremoti di intensità da moderata a molto elevata, oltre 40 milioni di ettari (12 % della superficie del Subcontinente) è a rischio inondazioni ed erosioni fluviali, 5.700 km di costa sono esposti a cicloni e tsunami, il 68 % della superficie coltivabile è ad alto rischio siccità, e le zone collinari sono continuamente in pericolo di frane e valanghe. Oltre a tutto ciò, vanno aggiunte le emergenze di origine chimica, biologica, radiologica e nucleare. La domanda a cui si dovrà rispondere è dunque: come possono le nuove tecnologie mitigare il pericolo di disastri a fronte dell’incremento demografico, dell’urbanizzazione e dello sviluppo dell’industrializzazione in zone a rischio, evitando il degrado ambientale e riducendo al minimo l’impatto sulle modificazioni climatiche?

5, 8, 9) Mobilità, infrastrutture, trasporti e pianificazione del traffico. Le infrastrutture al servizio dei trasporti – strade, autostrade, porti ecc. –  in India sono ampiamente inadeguate. Sebbene alcuni passi avanti siano stati recentemente compiuti nelle aree di forte inurbamento, la situazione generale resta nondimeno arretrata. Inoltre, negli ultimi due decenni, nonostante gli interventi attuali, la qualità della vita nelle grandi città si è fortemente deteriorata. Diversi partenariati pubblico-privato in questo settore sono stati avviati con successo, ma ciò evidentemente non basta: dovrebbero essere intraprese delle azioni ben più importanti per portare l’India ad un livello infrastrutturale efficiente, che sia più conveniente non solo dal punto di vista economico, ma anche sul fronte della viabilità urbana ed extraurbana che interessa il privato cittadino (riduzione del traffico, delle zone congestionate, delle strade a lenta percorrenza, ecc.).

6) Salute e biotecnologie. Il 70 % della popolazione indiana vive in zone rurali in cui v’è mancanza di ospedali, di medici e/o di attrezzature mediche. Ciò fa sì che la maggior parte degli indiani non abbia accesso ai farmaci. Nel Subcontinente si contano meno di 25.000 centri sanitari di base (a fronte di un miliardo e 200 milioni di persone!), per lo più in cattive condizioni. Secondo il National Rural Health Mission, quasi l’8 % di questi centri non ha un medico, il 39 % non ha un tecnico di laboratorio e oltre il 17 % manca di un farmacista, anche se si suppone che in tutti i centri ci sia almeno del personale paramedico. In questo campo, l’introduzione di tecnologie wireless e di cloud computing potrebbe non solo migliorare l’efficienza della copertura sanitaria nelle aree rurali, ma anche abbattere i costi delle prestazioni. Altri interventi rilevanti sarebbero, ad esempio, l’introduzione di strumentistica portatile ed autosufficiente dal punto di vista dell’alimentazione energetica (dato che meno del 10 % delle famiglie è allacciata alla rete elettrica) e l’utilizzo di innovative tecnologie di assistenza sanitaria domiciliare per le donne in stato di gravidanza.

7) Abitazioni e illuminazione. La necessità forse più rilevante al momento in India è di innovare e rendere più efficienti le macchine che consumano energia. Secondo il Bureau of Energy Efficiency, l’efficienza energetica dell’India è al quintultimo posto al mondo. Il settore industriale consuma circa la metà dell’energia totale, il cui 70 % viene assorbito da settori ad alto fabbisogno energetico come l’industria dei fertilizzanti, dell’alluminio, del tessile, del cemento, del ferro e dell’acciaio, della carta. Si stima che il 15-25 % di tale energia possa essere risparmiato: un 5-10 % in meno verrebbe semplicemente da migliori misure di gestione, un altro 10-15 % da piccoli investimenti per riadattare le strutture esistenti ed introdurre sistemi di controllo energetico. Inoltre, l’utilizzo di combustibili più puliti, l’impiego del calore residuo prodotto dalle lavorazioni industriali, l’adozione di opzioni tecnologiche per il risparmio energetico su larga scala sono ulteriori tematiche suggerite dal TRI.

10) Acqua e igiene. L’India, come molte altre nazioni, si troverà ad affrontare una crisi di approvigionamento idrico nei prossimi anni. Nel Subcontinente solo il 33 % delle acque di scarico è trattato con sistemi di depurazione. La maggior parte delle acque reflue converge nei fiumi, incrementandone l’inquinamento. C’è quindi necessità di nuove tecnologie applicabili nel campo della progettazione di depuratori, di sistemi di raccolta delle acque reflue, ecc. Attualmente l’attenzione è centrata sullo sviluppo di tecnologie a basso costo per la depurazione delle acque che impieghino energia solare, ma tali metodi restano ancora inadeguati (altre metodologie, più tradizionali, invece, alle volte rischiano a lungo andare di incidere negativamente sull’ambiente). Dal momento, poi, che l’accesso all’acqua varia in tutta l’India, lo sviluppo di tecnologie per la “pioggia-on-demand” diventa altresì essenziale. Un’altra sfida sarà il raggiungimento di zero scarichi industriali soprattutto in termini di rifiuti liquidi. Acque reflue industriali e acque di scarico comunali causare danni enormi all’ambiente, contaminando il suolo, le fonti acquifere e il mare. Le problematiche su cui ci si dovrà concentrare sono la scarsità d’acqua, la contaminazione delle acque sotterranee per eccesso di fluoro, arsenico, ferro, nitrati, metalli pesanti e pesticidi, l’inquinamento delle acque superficiali, la riduzione del consumo industriale di acqua e l’incremento della produzione di acqua pulita.

Non c’è che dire: idee molto chiare che TRI mette in pasto a scienziati e tecnici indiani! Non ci resta che attendere con fiducia le proposte, augurando buon lavoro…

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