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L’India, i tablet e la scuola

Rohit Pande, laureato all’Indian Institute of Technology di Delhi e all’Indian Institute of Management di Kolkata, ed ora CEO di Classteacher Learning Systems ha da poco presentato la sua ultima innovazione, il tablet ClassPad. Il ClassPad è un tablet che si appoggia a Android 2.2, pensato ad esclusivo uso di bambini e ragazzi delle scuole primarie, dai 3 ai 12 anni, con lo scopo di rendere l’istruzione più accessibile e facilitare una forma di apprendimento più personalizzata e interattiva.

Il ClassPad appena lanciato

Utilizzando il ClassPad, gli insegnanti possono trasferire in tempo reale il lavoro svolto in classe al tablet degli studenti, condividere qualsiasi contenuto istantaneamente e somministrare test e verifiche.

Rohit Pande, durante la presentazione, ha dichiarato: «Il nostro sistema educativo non è in grado di differenziare gli studenti in base alle loro capacità di apprendimento e di modulare l’insegnamento su uno stesso livello, tuttavia il software installato nel ClassPad testa la capacità degli studenti di risolvere problemi, la creatività e le competenze linguistiche. In tal modo ClassPad offre un insegnamento personalizzato secondo le capacità di apprendimento. Dotato di intelligenza artificiale, ClassPad può aiutare a classificare gli studenti come rapidi, medi e lenti nell’apprendimento. ClassPad può inoltre contribuire a ridurre la monotonia di lezioni ripetute in aula e gli insegnanti possono completare il loro programma entro i temp9i previsti garantendosi sufficiente tempo per concentrarsi sugli studenti più lenti».

Non c’è che dire, ClassPad si profila come il principale avversario del classico Aakash, un tablet da 35 dollari, il meno costoso in assoluto sul mercato ma con un’autonomia di circa 1h30m, davvero poco in confronto alle 6 ore di ClassPad. Di contro c’è che il modello base di ClassPad (quello da 7 pollici) attualmente costa 140 dollari, quattro volte un Aakash.

Il tablet Aakash da 35 dollari

Ciò che v’è di interessante, in tutto ciò, è l’attenzione che i produttori di tablet hanno in India nei confronti del settore dell’educazione, e ne hanno ben d’onde! È infatti noto come il Ministero dell’Instruzione indiano abbia da qualche mese adottato i tablet come strumento integrante dell’apprendimento scolastico. Il Ministero dell’Instruzione, infatti, oltre ad aver acquistato gli Aakash per alcuni distretti scolastici, già produce un tablet “anonimo”, del costo di circa 50 dollari, ma non commercializzato (né in previsione di esserlo), che viene gratuitamente fornito si ragazzi delle scuole cosiddette primarie. Una tale innovazione, in un paese da 1,2 miliardi di persone, ha già fatto alzare le antenne a diversi produttori di strumenti ed applicazioni hi-tech per l’apprendimento…

2 thoughts on “L’India, i tablet e la scuola

  1. Ciao,
    seguo questo blog da poco. arrivo qui per navigazioni orientali: il mio interesse degli ultimi 15 anni. Incrociando un po’ di dati ho poi scoperto una conoscenza comune: Marco di MilleOrienti.
    Quella del tablet è un’idea innovativa. Essendomi però occupata di educazione in Nepal avrei qualche perplessità. L’India, come il Nepal, seppur con livelli diversi, ha da risolvere problemi educativi ben diversi prima di passare alla tecnologia. Il livello di alfabetizzazione è ancora basso, inferiore a quello cinese, che negli ultimi decenni si sta impegnando molto.
    L’india punta all’eccellenza con centri come il Niit o l’Iis, pensa ai tablet e alle multifunzioni, ma poi dimentica migliai di bambini che non sanno neanche cosa significa “scuola”. Per quei bambini si aprono strade che giungono alle scuole più vicine, distanti a volte 3 ore di cammino nelle foresta. Ad aprire le strade e a portare i materiali sulle spalle spesso non sono i rappresentanti del ministero dell’Istruzione indiana ma gente comune che ha a cuore il futuro dei giovani.
    Il problema è ben spinoso. Il grande salto avanti dell’India non può certamente essere arrestato. Questo è verissimo eimportantissimo. Forse la soluzione sarebbe, anche qui, nella “via di mezzo”. Chissà?

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    1. Ciao Sonia,

      tutto ciò che dici è non solo verissimo ma – come rilevi – preoccupante. E’ vero che l’India viaggia a due velocità quasi in ogni settore della vita, e l’ambito dell’educazione non fa eccezione. Il problema è appunto che queste due velocità sono tanto, forse troppo, diverse: da un lato si va come la luce (i tablet ne sono un esempio: l’India è il primo governo al mondo ad adottarli a scuola), dall’altro si procede come una lumaca (e servono strade per far arrivare in classe i bambini di molte zone rurali). Credo che ciò sia dovuto alla particolare congiuntura politica ed economica che l’India si trova a fronteggiare… per citare Dante, mi pare che un’immagine suggestiva, adatta a descrivere l’India d’oggidì, sia il veglio di Creta, con la testa d’oro splendente ma i piedi di fragile argilla. Per allettare i mercati (interni o esteri che siano), l’India deve necessariamente esibire la testa d’oro, ma le energie per far ciò sono inevitabilmente sottratte alla “manutenzione” della farraginosa consistenza dei piedi… se mi passi il parallelismo.
      Sono d’accordo con te che la via di mezzo potrebbe in questo caso essere un’ottima soluzione e tuttavia già trovare una via di mezzo in una realtà così poliedrica come l’India è un’impresa davvero titanica…
      Come concludi tu: chissà?

      🙂

      PS: lieto di sapere che “condividiamo” Marco 🙂

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