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Dopo gli stanchi e spossati USA arriva la fresca Cina: Afghanistan mon amour

La Shanghai Cooperation Organization (SCO) è un’organizzazione intergovernativa fondata a Shanghai nel 2001 da Cina, Russia, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan and Kazakistan. Il fine della SCO è di favorire la cooperazione dei paesi membri sul fronte della sicurezza e della lotta al terrorismo.

Il presidente dell’Afghanistan, Hamid Karzai, e il presidente della Cina, Hu Jintao.

Ebbene, è notizia di pochi giorni fa che l’Afghanistan è stato ammesso alla SCO in qualità di Paese osservatore, andando dunque ad allungare una lista che già annoverava India, Iran, Mongolia e Pakistan. Inoltre, vi sono anche dei cosiddetti “partner di dialogo”, ovvero Bielorussia, Sri Lanka e, da pochissimi giorni, anche la Turchia. Se diamo un’occhiata all’estensione – per dir così – geopolitica della SCO salta subito all’occhio come il piano “evolutivo” preveda l’accorpamento di Paesi strategici, situati tra il Mediterraneo orientale e l’Estremo Oriente. Primo punto importante.

Inoltre, la Cina ha garantito di aiutare il governo di Kabul soprattutto dal 2014, anno in cui le truppe Nato è previsto si ritireranno definitivamente dall’Afghanistan. Inutile dire che questa mossa rappresenta per il paese centrasiatico una vera e propria grazia dal punto di vista politico, poiché entra in tal modo a far parte di una solida rete di protezione e collaborazione reciproca che non lo lascerebbe sguarnito sul fronte della sicurezza interna. In effetti, la Cina starebbe guardando con apprensione il momento in cui la Nato lascerà il Paese guidato da Hamid Karzai, temendo recrudescenze fondamentaliste e conseguente instabilità socio-politica, nonché incremento del commercio d’oppio.

Tuttavia, il risvolto più interessante è, ovviamente, quello economico. Hu Jintao, infatti, ha dichiarato di voler offrire un aiuto «sincero e gratuito» a Karzai. L’entità di tale aiuto si aggira sull’ordine dei 150 milioni di yuan (poco meno di 19 milioni di euro), che andranno a favore della costruzione di opere infrastrutturali di varia natura (soprattutto ferrovie) e dell’istituzione di borse di studio per i giovani afghani. Inoltre, la Cina si è anche affrettata a siglare un accordo per accrescere nei prossimi anni i suoi investimenti in Afghanistan. Non è difficile immaginare, a questo punto, che il peso della SCO nel gioco di rapporti politici a livello mondiale ne sarà rafforzato.

Giocare un ruolo primario nel periodo post-Nato in Afghanistan, soprattutto puntando a strategie di sostegno e collaborazione, piuttosto che di intervento armato (anche se le chiamano peace-keeping, sempre di militari in assetto da guerra si tratta), permetterà alla Cina – mediante la SCO – di garantirsi un bacino economico di primo livello. La logica che si può scorgere in filigrana è la seguente: l’Afghanistan non ha ferrovie (a parte un breve tratto di neppure 100 km, recentemente costruito sotto la supervisione degli USA); in compenso il suo sottosuolo è ricchissimo di rame, ferro, oro e petrolio. Tutti i paesi confinanti, invece, hanno una rete ferroviaria strutturata o strutturantesi e sono interessati ad avviare scambi commerciali, e soprattutto la Cina ha necessità delle risorse geologiche dell’Afghanistan. La conclusione dell’equazione mi pare evidente: ti costruisco le infrastrutture e in cambio mi prendo un po’ delle tue ricchezze naturali, che porterò a casa mia usando quelle stesse infrastrutture che ti ho costruito…

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