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L’India si muove per rilanciare le società IT

Il governo indiano sta pensando a un progetto di sviluppo per il settore dell’information technology (IT). È in corso di studio, infatti, un piano legislativo che possa rendere le norme fiscali più facili per l’industria IT del Subcontinente (valutata complessivamente in 70 miliardi di dollari), la qual cosa dovrebbe fare dell’India una destinazione molto più attraente per le aziende straniere del settore. Un gruppo di esperti, nominato dal Primo Ministro Manmohan Singh e presieduto dall’ex presidente del Central Board of Direct Taxes (CBDT) N. Rangachary, dopo varie consultazioni con i rappresentanti delle società indiane di sviluppo software, ha prodotto il primo di tre rapporti in cui si raccomanda di assumere un trattamento fiscale favorevole e un regime fiscale stabile per il settore IT. In tal modo, si faciliterebbe l’entrata di capitali esteri, proprio mentre la curva delle esportazioni dall’India sta peggiorando. Anche Som Mittal, presidente della National Association of Software and Services Companies (NASSCom), ha recentemente affermato che maggiore certezza del regime fiscale e più chiarezza sull’interpretazione delle normative incoraggerebbero le società IT straniere a concentrare più lavoro presso le loro divisioni indiane. Sempre Mittal ha inoltre ricordato come «quasi il 35 per cento del nostro fatturato export proviene dalle multinazionali e dalle captive units e, di conseguenza, dobbiamo incoraggiarle a creare i loro centri di sviluppo in India invece che nelle Filippine o in Cina». V. Balakrishnan, CFO della Infosys di Bangalore, aggiunge che «questo rappresenterebbe un grande aiuto per il settore, che ha la necessità di puntare sullo sviluppo, a fronte di un difficile contesto economico mondiale».

I suggerimenti proposti dal gruppo di lavoro presieduto da Rangachary vanno di pari passo ad altri sforzi governativi, attuati nelle ultime settimane, volti al rilancio degli investimenti in India. A tale proposito, va qui ricordata la costituzione di una commissione, presieduta da Parthasarathi Shome, il cui compito è stato di stilare le norme generali contro l’evasione fiscale. Una delle proposte inserite nella relazione della commissione Shome riguarda l’ammorbidimento delle norme attualmente vigenti in materia di evasione; inoltre, per cercare di colmare il deficit nazionale, i settori della distribuzione al dettaglio e dei trasporti aerei sono stati aperti agli investitori stranieri (cosa che ha causato gravi proteste in tutta l’India), e il prezzo dei carburanti è stato aumentato.

A fianco di tutto ciò, la NASSCom aggiunge un parere relativo alle attuali norme di transfer pricing – che hanno lo scopo di impedire alle imprese multinazionali di deprezzare i loro prodotti e servizi al fine di spostare i profitti fuori dall’India. Secondo la NASSCom tali regole sono troppo rigide e danneggiano la redditività del settore. Sulla base di tali ragionamenti, il governo avvierà delle procedure per stabilire un livello accettabile di scostamento dal prezzo di mercato. In tale direzione, al gruppo di Rangachary è stato chiesto di fissare il range di scostamento singolarmente per ciascun settore entro dicembre di quest’anno. A valle di questo intervento, il fisco indiano dovrebbe quindi accettare il transfer pricing dichiarato dalle varie società e ciò dovrebbe portare a una maggiore prevedibilità delle imposte e alla riduzione delle controversie in materia.

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