cultura · curiosità · tibet

Il dio venuto dallo spazio è più giovane di quanto pare…

Troppo bello per essere vero… si dice in taluni casi. E forse questo è uno di quei casi. Qualche tempo fa ho pubblicato una notizia riguardante una statuetta che sarebbe stata scolpita su roccia meteoritica e che secondo alcuni risalirebbe a circa il 1000 d.C. Il piccolo manufatto, racconta la storia che riferivo, fu trafugato in Germania dal Tibet da un etnologo nazista, come bottino di una spedizione voluta da Himmler. L’interesse dei nazisti, si diceva, poteva ben essere attratto dal fatto che la statua – che raffigura un Buddha – reca impressa una svastika.

Ebbene, da quando quella notizia ha fatto il giro del mondo, alcuni esperti si sono messi all’opera e hanno esaminato più attentamente aspetto e fattura della statua e il responso pare ridimensionare di molto tutta la vicenda. Infatti, il piccolo Buddha con la svastika risalirebbe al massimo al ventesimo secolo, non all’undicesimo. A parere dello specialista di buddhismo Achim Bayer, la statua recherebbe 13 caratteristiche che sono facilmente identificabili come “pseudo-tibetane”, e che male si accordano con le supposizioni avanzate dai ricercatori il mese scorso.

Tra le caratteristiche sospette rilevate da Bayer vi sono: la presenza delle scarpe e dei pantaloni, la posizione delle mani, la barba folta (al posto di una lieve e sottile peluria, tipica nelle raffigurazioni di santi e divinità tibeto-mongole). A conclusione del suo esame, Bayer afferma che il cimelio dovrebbe essere un falso scolpito in Europa tra il 1910 e il 1970 circa. «Vorrei dire brevemente ai lettori non specialisti che non c’è alcuna polemica tra gli esperti circa l’autenticità della statua», afferma Bayer, «fino a oggi, nessuna autorità riconosciuta nel campo degli studi d’arte tibetana e mongola ha pubblicamente sostenuto che la statua sia autentica, e questo punto deve essere considerato incontrovertibile».

Un altro aspetto problematico è il seguente. A settembre, il geologo Elmar Buchner (a capo di un team di studio composto da ricercatori tedeschi e austriaci), disse che secondo il precedente proprietario della statua, questa sarebbe stata portata in Europa alla fine del 1930 da Ernst Schäfer, un etnologo nazista che ha guidato una spedizione delle SS in Tibet. A questo punto interviene lo storico tedesco Isrun Engelhardt, che ha studiato accuratamente il viaggio di Schäfer in Tibet e ha messo in dubbio la versione riferita da Buchner. Il fatto rilevante è che non ci sarebbe alcuna traccia della statua nella lunga lista di oggetti portati in Germania dalla spedizione tedesca guidata da Schäfer. «C’è una lista estremamente precisa degli oggetti acquistati, inclusa la data, il luogo e il valore», ha infatti precisato Engelhardt allo Spiegel. E in tale lista non figura affatto la statuetta.

Buchner, dal canto suo, sostiene che non v’era alcun motivo per lui di dubitare del racconto del precedente proprietario, e sottolinea che la sua équipe di ricerca era interessata esclusivamente al materiale di cui la statua è composta, ovvero una rara forma di ferro ad alto contenuto di nichel, di origine meteoritica. Tuttavia, risalire dalla composizione chimica della statua al meteorite Chinga, abbattutosi sulla Terra circa 15.000 anni fa, rimane a tutt’oggi il vero dato scientifico che pare del tutto confermato.

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