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Fuoco… fuochino… no, acqua!… sulla Luna

moon waterUtilizzando uno strumento della NASA a bordo di un veicolo spaziale indiano, gli scienziati hanno scoperto tracce della presenza di acqua sulla Luna. La cosa interessante è che si tratterebbe non di acqua arrivata dall’esterno, ma presente sotto la crosta lunare sin dalla nascita del piccolo pianeta: è questa la prima volta che si rintracciano segni di acqua lunare “originaria”. I risultati della scoperta, dovuti alla sonda della sfortunata missione indiana Chandrayaan-1 (avviata nel 2008, sopravvisse solo 312 giorni dei due anni previsti), sono stati pubblicati sulla rivista Nature Geoscience.

In precedenza, i ricercatori avevano potuto esaminare esemplari rocciosi riportati sulla Terra dagli astronauti dell’Apollo, e si era scoperto che la Luna era più secca dei deserti terrestri ma comunque più umida di quanto si potesse immaginare. Questi risultati restavano comunque approssimativi dato che i campioni riportati provengono tutti da uno stesso luogo e i satelliti attualmente in orbita non sono in grado di osservare sotto la crosta lunare ma possono rilevare tracce di acqua solo sulla superficie. Tali tracce, però, provengono da agenti esterni come i venti solari o piccoli meteoriti impattati al suolo.

I nuovi dati a nostra disposizione, invece, provengono dal cratere Bullialdus che, con la sua inusuale diversità chimica, è un luogo ideale per svolgere indagini sulla composizione geologica sub-crostale della Luna, senza dover per forza mandare un astronauta a fare dei prelievi. Il cratere, frutto di un impatto meteorico, si trova nel Mare Nubium, un vasto piano nei pressi dell’equatore lunare, probabilmente dovuto a sua volta a qualche precedente impatto di maggiore portata.

Bullialdus ha una larghezza di 61 km e una profondità di 3,5 km. Come molti crateri, ha un picco centrale dovuto al fatto che, quando un asteroide si schianta sulla superficie di un pianeta, il terreno in sostanza “rimbalza”, spingendo verso l’alto mucchi di roccia dal sottosuolo. Usando i dati ricavati dal Moon Mineralogy Mapper, un veicolo spaziale della NASA pensato proprio per i rilevamenti minerari sulla Luna e utilizzato nella missione Chandrayaan-1, i ricercatori hanno scoperto nel picco centrale di Bullialdus una particolare abbondanza di idrossile, sostanza la cui forma chimica deriva dall’acqua. La concentrazione di idrossile è risultata troppo alta per poter essere ricondotta all’azione del vento solare e gli scienziati hanno concluso dunque che deve essere un residuo di acqua sotterranea legato chimicamente dall’impatto dell’asteroide alla roccia magmatica lunare.

Con questi nuovi dati e svolgendo ulteriori analisi i ricercatori sono ora in grado di correggere le conclusioni tratte dai campioni di roccia prelevati dall’équipe dell’Apollo e di approfondire le conoscenze geologiche del nostro bel satellite.

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