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India e Inghilterra unite contro il cancro

oncologyDato che la Gran Bretagna e l’India hanno un alto tasso di tumori, ora questi due paesi si stanno organizzando in modo congiunto per far fronte al problema, sia per quanto concerne le ricerche, sia per le cure. Durante la due giorni di summit indo-britannico sull’oncologia, che si è chiusa ieri (sabato), vari ricercatori hanno analizzato la situazione e hanno concluso che la via migliore è di lavorare sinergicamente.

Il summit si è concentrato sui 16 tumori più comuni e sui più recenti protocolli di trattamento. «Le due nazioni condividono le stesse problematiche relativamente al cancro. Considerando che il Regno Unito ha avanzati moduli di trattamento, noi potremmo imparare dalla loro esperienza»: così ha affermato il dott. Prithvi Mohandas, fondatore dell’Indo-British Health Initiative.

Anche il dott. Shantaram, vice rettore della Dr MGR Medical University, è d’accordo con l’iniziativa. A suo avviso, infatti, la collaborazione con la Gran Bretagna dovrebbe permettere agli oncologi indiani di acquisire competenze migliori, che li mettano in grado di somministrare trattamenti su misura, adatti alle esigenze locali dei malati indiani. Su questo particolare punto Chelliah Selvasekhar, della Christie Hospital NHS Foundation, con sede in Gran Bretagna, ha fatto notare come il Regno Unito abbia raggiunto un alto tasso di successo nel ridurre l’incidenza di cancro proprio perché adotta un approccio che è molto sensibile ai bisogni dei singolo paziente. «Siamo in grado di offrire medici esperti – ha sottolineato quindi Selvasekhar –, moderne attrezzature, medicina e ricerca di livello internazionale per aiutare l’India a ridurre il tasso di cancro». Anche il dott. Ganapathy Raman, consulente oncologo presso gli Apollo Specialty Hospitals, non ha dubbi sulla bontà del progetto di collaborazione: i medici indiani potrebbero «apprendere dalle cure palliative usate nel Regno Unito … e fare pratica sulla diagnosi precoce».

Ottima questa iniziativa indo-britannica. Ma dato che anche l’Italia è all’avanguardia sul fronte della ricerca relativa ai tumori, è un vero peccato che collaborazioni del genere non coinvolgano istituti di ricerca italiani: anche questo sarebbe infatti un buon modo per rilanciare il nostro paese a livello internazionale.

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