arte orientale · cultura · tibet

Il dio venuto dallo spazio

Recenti ricerche pare abbiano messo in luce un fatto davvero curioso. Una statua dall’inestimabile valore culturale e scientifico, che fu saccheggiata dai nazisti in Tibet negli anni ’30 del secolo scorso, sarebbe stata ricavata da un meteorite.

La statuetta raffigurante Vaishravana

La statuetta, alta 24 cm e del peso di 10 kg, sarebbe stata scolpita attorno al 1000 d.C. – presumibilmente in ambiente pre-buddhista Bon – e rappresenta Vaishravana, il Guardiano del nord, con una svastika sul ventre (la svastika, termine che in sanscrito significa letteralmente “che ha/porta benessere”, è un simbolo benaugurale molto antico, poi adottato dai nazisti come propria effige). Forse proprio la presenza della svastika ha attirato le attenzioni della spedizione tedesca che tradusse il manufatto in Germania. La statua fu scoperta in Tibet nel 1938 da Ernst Schafer, durante una spedizione finanziata in particolare da Heinrich Himmler, il capo delle SS, che avrebbe dovuto rintracciare le prove dell’origine asiatica della razza ariana; dopo la seconda guerra mondiale entrò a far parte di una collezione privata, fino al 2007, quando fu messa all’asta.

Il punto suggestivo di tutta la faccenda è che alcune analisi chimiche avrebbero dimostrato che il materiale della statua è una forma estremamente rara di composto ferroso ricco di nichel, noto col nome di atassite e rinvenuto tipicamente nei detriti meteorici delle cosiddette stelle cadenti. L’attuale proprietario del cimelio, infatti, incuriosito dal materiale piuttosto insolito da cui è stata ricavata la figura di Vaishravana, si è rivolto al dott. Elmar Buchner dell’Università di Stoccarda per svolgere le analisi del caso e l’équipe di Buchner – composta da ricercatori provenienti da Germania e Austria – ha in effetti concluso che la statua è stata scolpita a partire da un frammento di meteorite. La cosa, tuttavia, sulle prime non ha sconvolto più di tanto Buchner e il suo gruppo. «Ero assolutamente sicuro», ricorda Buchner stesso, «che fosse un meteorite, quando l’ho vista la prima volta, anche a dieci metri di distanza». Nelle culture arcaiche, infatti, i meteoriti erano ritenuti dei segni divini e non è affatto inusuale rinvenire coltelli o gioielli ottenuti da frammenti meteorici. Nondimeno, ciò che fa problema e resta sempre estremamente difficile, è rintracciare l’origine esatta di tali oggetti, ovvero risalire allo specifico meteorite da cui sono stati ricavati. Nel presente caso, però, la situazione è differente poiché c’è un clamoroso e fortunato colpo di scena. Alcuni cercatori d’oro, infatti, nel 1913 si imbatterono in detriti del meteorite Chinga, caduto nella regione di confine tra la Siberia orientale e la Mongolia circa 15.000 anni fa e in base ad accurate analisi, i ricercatori guidati da Buchner hanno trovato che la composizione chimica di quei frammenti corrisponde a quella della statuetta, riuscendo in tal modo a individuare un evento astronomico specifico. Data la rarità di una simile scoperta, lo stesso Buchner ha sottolineato alla rivista Meteoritics and Planetary Science quanto la sua équipe sia rimasta del tutto sbalordita dai risultati ottenuti. «Va bene», ha commentato Buchner, «si tratta di un meteorite, ma quello che mi ha colpito è che abbiamo potuto dire che proviene da Chinga, che abbiamo potuto rintracciarne la provenienza, tutto ciò è stato davvero sorprendente». Una simile scoperta «è assolutamente impagabile e assolutamente unica nel suo genere in tutto il mondo».

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